Istituto di psicoterapia, intervento sul disagio in ambito organizzativo
e valorizzazione della persona

(G.U. n. 263 dell'11 novembre 2005 - Sede di Padova)
(G.U. n. 57 del 10 marzo 2009 - Sede di Catania)

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Il corso di specializzazione: finalita' e modello formativo

Finalità del Corso

Il Corso ha lo scopo di formare specialisti con competenze psicoterapeutiche, anche in riferimento alla prevenzione, diagnosi e cura del disagio in ambito lavorativo e professionale. Si propone inoltre di promuovere la progettazione e realizzazione di studi e ricerche, favorendo l'informazione e la comunicazione mediante workshop tematici, incontri, seminari e la produzione di pubblicazioni specializzate.

Le competenze acquisite durante il Corso consentono di operare proficuamente - sia in forma strutturata che libero professionale - nei diversi contesti, fra cui il socio-sanitario, la pubblica amministrazione, la piccola e media/grande impresa, le istituzioni scolastiche e formative, le comunità terapeutiche, le associazioni nonché l'ambito giuridico-forense e penitenziario. Ciò in linea con le più attuali prospettive teoriche e gli studi sociali più avanzati che indicano la necessità di superare i modelli clinici basati unicamente sul setting psicoterapeutico per considerare nella loro complessità i contesti di vita delle persone.

L'ambito organizzativo e professionale, che è il luogo in cui oggi le persone spendono gran parte del loro tempo e delle loro risorse, si offre, in questa prospettiva, come campo importante di analisi e di intervento per la promozione del benessere, la prevenzione del disagio e l'intervento psicoterapeutico. Esso è infatti uno spazio particolarmente significativo per la costruzione dell'identità personale e sociale, che può essere vissuto come luogo di realizzazione e di soddisfazione ma anche come terreno di sofferenza e di conflitti. L'esperienza lavorativa comporta infatti significativi investimenti mentali ed emotivi ed è spesso fonte di angosce, delusioni, ostilità che inevitabilmente si riflettono sull'equilibrio psichico complessivo dei protagonisti e delle loro famiglie. Anche i rapporti parentali che, nel breve periodo, possono fungere da sostegno alle difficoltà vissute nel lavoro, finiscono spesso per essere coinvolti nella crisi.

Nell'attuale scenario sociale l'emergenza di fattori quali l'accelerazione dei processi lavorativi e professionali, la loro repentina tecnicizzazione e informatizzazione e la parallela, pressante richiesta di abilità comunicative e relazionali, hanno reso ancora più problematico il ruolo da giocare all'interno delle organizzazioni, richiamando l'esigenza di un'azione di intervento, di sostegno e di psicoterapia.

Particolare rilievo ha oggi l'applicazione del D.Lgs. 81/08 che prevede la puntuale valutazione del rischio stress lavoro-correlato e la programmazione di interventi di prevenzione e cura da realizzare a livello organizzativo e individuale. In tale contesto le competenze psicologiche e psicoterapeutiche esplicano un ruolo determinante.

Il rapporto tra persona e contesto organizzativo richiede dunque un'attenzione che, anche nel quadro degli aspetti giuridico-amministrativi, comprenda la dimensione psicologica ed esistenziale e consideri i rischi possibili che minacciano un armonico sviluppo individuale e sociale.

Il progetto formativo dell'Istituto è finalizzato all'acquisizione delle conoscenze teoriche e metodologiche adatte a intervenire nelle situazioni di disagio e a prevenire le condizioni del loro manifestarsi, nonché alla progettazione e realizzazione di interventi, studi e ricerche.

L'analisi dei significati, dei valori personali e delle relazioni intersoggettive, costituisce la base per una rilettura di fenomeni molto diffusi, quali lo stress, il burnout, il mobbing e permette di affrontarli in una prospettiva che privilegia la responsabilità della persona nella costruzione e nella difesa del benessere individuale e organizzativo.

 

Modello formativo

Il modello formativo è quello dell'orientamento cognitivo-costruttivista, ampiamente sostenuto dalla ricerca empirica e accreditato dalla comunità scientifica internazionale. Tale orientamento considera le azioni e le interazioni umane come espressione delle costruzioni di significato con cui ogni persona si confronta con il suo mondo. La rappresentazione personale della realtà ha, di conseguenza, un ruolo determinante nella percezione di benessere e nella genesi e nel mantenimento del disagio psicologico.
Il contributo del costruttivismo, in particolare, sottolinea la matrice sociale dei significati e la centralità delle relazioni intersoggettive nella formazione e nello sviluppo dell'identità, coniugando tale visuale con quella della persona come sistema auto-organizzato e responsabile delle proprie scelte.
Il modello clinico delle teorie cognitivo-costruttiviste, rappresentato da Beck, Ellis, Kelly, Mahoney, Meichenbaum, Bannister, si propone di favorire la rilevazione del sistema di significati personale e la ricostruzione di nuove connessioni di senso tra gli eventi, per aprire al soggetto possibilità alternative di narrazione e di elaborazione della realtà. L'obiettivo psicoterapeutico, che viene pattuito con il soggetto, è l'individuazione e la sperimentazione di prospettive e azioni che promuovano un cambiamento efficace nella direzione di una maggiore consapevolezza e di una migliore capacità decisionale.
Nei contesti organizzativi e professionali la costruzione dei significati personali interagisce con le rappresentazioni sociali che, secondo la lezione di Moscovici, contribuiscono alla formazione di universi consensuali, di taciti accordi capaci di indirizzare gli stili di pensiero dei partecipanti e di influenzare le loro modalità di coping.
I concetti di clima organizzativo e di cultura organizzativa, guardati dal punto di vista del soggetto inserito in un ambiente di lavoro, sono sistemi di rappresentazioni con cui confrontarsi in prima persona.
Non sempre, tuttavia, gli individui dispongono di un'adeguata capacità di interpretazione e decodifica che li metta in grado di attuare la negoziazione tra esigenze personali e collettive e di assumere il ruolo attivo di co-costruttori piuttosto che di passivi riproduttori. Per questo scopo, è necessario che l'individuo si impadronisca di una competenza indirizzata a comprendere gli altrui stili di pensiero e di azione e a decifrare le rappresentazioni sociali condivise dal gruppo cui egli appartiene. Tale competenza, infatti, coincide con la possibilità, per il soggetto, di anticipare le altrui attese e le altrui azioni e di collocarsi realisticamente nel proprio ambiente, in un gioco di azioni e inter-azioni di cui possa sentirsi protagonista.
L'intervento psicologico-psicoterapeutico si realizza, in sintesi, attraverso due fasi complementari: la prima si configura come esame, concordato con il soggetto, del suo sistema di significati personale, per riconoscere le sue potenzialità e il suo stile relazionale e per identificare i processi che lo hanno condotto (o potrebbero condurlo) al disagio (diagnosi transitiva); la seconda fase finalizzata a progettare nuovi percorsi di elaborazione dell'esperienza idonei a riformulare e fronteggiare i problemi e a compiere sperimentazioni nel concreto contesto delle relazioni interpersonali.
Naturalmente questo sistematico processo di rielaborazione dell'esperienza comprende anche la revisione delle dinamiche familiari coinvolte nella crisi. La direzione verso l'empowerment personale avviata dalle strategie terapeutiche comporta infatti un complessivo potenziamento delle competenze nella gestione dei rapporti e dei conflitti.
Attraverso metodologie coerenti con le premesse teoriche, il professionista formato dall'Istituto è orientato a ridefinire e ricostruire, insieme al soggetto, significati ed esperienze in una direzione che permetta di includere diverse aree di cambiamento e di ampliare le possibilità di scelta nell'incontro tra il soggetto stesso e il contesto sociale.
Un sostegno a questo progetto viene dalla teoria sociocognitiva di Bandura e dal suo concetto di autoefficacia. Tale teoria esprime infatti una visione dell'uomo come essere sociale capace di sottrarsi al determinismo dell'ambiente attraverso un processo di autoregolazione che tiene conto sia delle sue esigenze sia di quelle esterne a lui, e che costantemente è aperto al cambiamento.
La percezione di autoefficacia si traduce nella valorizzazione delle proprie potenzialità e dei propri punti di forza, ma anche nel riconoscimento dei propri limiti strutturali e situazionali. Favorire, con opportuni metodi terapeutici, tale percezione significa orientare la persona verso l'innovazione e la sperimentazione e potenziare la sua padronanza, responsabilità e libertà di scelta con l'intento di armonizzare il ruolo lavorativo nel comprensivo ruolo di vita.


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