Finalità del Corso
Il Corso ha lo scopo di formare specialisti con competenze psicoterapeutiche, anche in riferimento alla prevenzione, diagnosi e cura del disagio in ambito lavorativo e professionale. Si propone inoltre di promuovere la progettazione e realizzazione di studi e ricerche, favorendo l'informazione e la comunicazione mediante workshop tematici, incontri, seminari e la produzione di pubblicazioni specializzate.
Le competenze acquisite durante il Corso consentono di operare proficuamente - sia in forma strutturata che libero professionale - nei diversi contesti, fra cui il socio-sanitario, la pubblica amministrazione, la piccola e media/grande impresa, le istituzioni scolastiche e formative, le comunità terapeutiche, le associazioni
nonché l'ambito giuridico-forense e penitenziario. Ciò in linea con le più attuali prospettive teoriche e gli studi sociali più avanzati che indicano la necessità di superare i modelli clinici basati unicamente sul setting psicoterapeutico per considerare nella loro complessità i contesti di vita delle persone.
L'ambito organizzativo e professionale, che è il luogo in cui oggi le persone spendono gran parte del loro tempo e delle loro risorse, si offre, in questa prospettiva, come campo importante di analisi e di intervento per la promozione del benessere, la prevenzione del disagio e l'intervento psicoterapeutico. Esso è infatti uno spazio particolarmente significativo per la costruzione dell'identità personale e sociale, che può essere vissuto come luogo di realizzazione e di soddisfazione ma anche come terreno di sofferenza e di conflitti. L'esperienza lavorativa comporta infatti significativi investimenti mentali ed emotivi ed è spesso fonte di angosce, delusioni, ostilità che inevitabilmente si riflettono sull'equilibrio psichico complessivo dei protagonisti e delle loro famiglie. Anche i rapporti parentali che, nel breve periodo, possono fungere da sostegno alle difficoltà vissute nel lavoro, finiscono spesso per essere coinvolti nella crisi.
Nell'attuale scenario sociale l'emergenza di fattori quali l'accelerazione dei processi lavorativi e professionali, la loro repentina tecnicizzazione e informatizzazione e la parallela, pressante richiesta di abilità comunicative e relazionali, hanno reso ancora più problematico il ruolo da giocare all'interno delle organizzazioni, richiamando l'esigenza di un'azione di intervento, di sostegno e di psicoterapia.
Particolare rilievo ha oggi l'applicazione del D.Lgs. 81/08 che prevede la puntuale valutazione del rischio stress lavoro-correlato e la programmazione di interventi di prevenzione e cura da realizzare a livello organizzativo e individuale. In tale contesto le competenze psicologiche e psicoterapeutiche esplicano un ruolo determinante.
Il rapporto tra persona e contesto organizzativo richiede dunque un'attenzione che, anche nel quadro degli aspetti giuridico-amministrativi, comprenda la dimensione psicologica ed esistenziale e consideri i rischi possibili che minacciano un armonico sviluppo individuale e sociale.
Il progetto formativo dell'Istituto è finalizzato all'acquisizione delle conoscenze teoriche e metodologiche adatte a intervenire nelle situazioni di disagio e a prevenire le condizioni del loro manifestarsi,
nonché alla progettazione e realizzazione di interventi, studi e ricerche.
L'analisi dei significati, dei valori personali e delle relazioni intersoggettive, costituisce la base per una rilettura di fenomeni molto diffusi, quali lo stress, il burnout, il mobbing e permette di affrontarli in una prospettiva che privilegia la responsabilità della persona nella costruzione e nella difesa del benessere individuale e organizzativo.
Modello
formativo
Il modello
formativo è
quello
dell'orientamento
cognitivo-costruttivista,
ampiamente
sostenuto dalla
ricerca empirica
e accreditato
dalla comunità
scientifica
internazionale.
Tale
orientamento
considera le
azioni e le
interazioni
umane come
espressione
delle
costruzioni di
significato con
cui ogni persona
si confronta con
il suo mondo. La
rappresentazione
personale della
realtà ha, di
conseguenza, un
ruolo
determinante
nella percezione
di benessere e
nella genesi e
nel mantenimento
del disagio
psicologico.
Il contributo
del
costruttivismo,
in particolare,
sottolinea la
matrice sociale
dei significati
e la centralità
delle relazioni
intersoggettive
nella formazione
e nello sviluppo
dell'identità,
coniugando tale
visuale con
quella della
persona come
sistema
auto-organizzato
e responsabile
delle proprie
scelte.
Il modello
clinico delle
teorie
cognitivo-costruttiviste,
rappresentato da
Beck, Ellis,
Kelly, Mahoney,
Meichenbaum,
Bannister, si
propone di
favorire la
rilevazione del
sistema di
significati
personale e la
ricostruzione di
nuove
connessioni di
senso tra gli
eventi, per
aprire al
soggetto
possibilità
alternative di
narrazione e di
elaborazione
della realtà.
L'obiettivo
psicoterapeutico,
che viene
pattuito con il
soggetto, è
l'individuazione
e la
sperimentazione
di prospettive e
azioni che
promuovano un
cambiamento
efficace nella
direzione di una
maggiore
consapevolezza e
di una migliore
capacità
decisionale.
Nei contesti
organizzativi e
professionali la
costruzione dei
significati
personali
interagisce con
le
rappresentazioni
sociali che,
secondo la
lezione di
Moscovici,
contribuiscono
alla formazione
di universi
consensuali, di
taciti accordi
capaci di
indirizzare gli
stili di
pensiero dei
partecipanti e
di influenzare
le loro modalità
di coping.
I concetti di
clima
organizzativo e
di cultura
organizzativa,
guardati dal
punto di vista
del soggetto
inserito in un
ambiente di
lavoro, sono
sistemi di
rappresentazioni
con cui
confrontarsi in
prima persona.
Non sempre,
tuttavia, gli
individui
dispongono di
un'adeguata
capacità di
interpretazione
e decodifica che
li metta in
grado di attuare
la negoziazione
tra esigenze
personali e
collettive e di
assumere il
ruolo attivo di
co-costruttori
piuttosto che di
passivi
riproduttori.
Per questo
scopo, è
necessario che
l'individuo si
impadronisca di
una competenza
indirizzata a
comprendere gli
altrui stili di
pensiero e di
azione e a
decifrare le
rappresentazioni
sociali
condivise dal
gruppo cui egli
appartiene. Tale
competenza,
infatti,
coincide con la
possibilità, per
il soggetto, di
anticipare le
altrui attese e
le altrui azioni
e di collocarsi
realisticamente
nel proprio
ambiente, in un
gioco di azioni
e inter-azioni
di cui possa
sentirsi
protagonista.
L'intervento
psicologico-psicoterapeutico
si realizza, in
sintesi,
attraverso due
fasi
complementari:
la prima si
configura come
esame,
concordato con
il soggetto, del
suo sistema di
significati
personale, per
riconoscere le
sue potenzialità
e il suo stile
relazionale e
per identificare
i processi che
lo hanno
condotto (o
potrebbero
condurlo) al
disagio
(diagnosi
transitiva); la
seconda fase
finalizzata a
progettare nuovi
percorsi di
elaborazione
dell'esperienza
idonei a
riformulare e
fronteggiare i
problemi e a
compiere
sperimentazioni
nel concreto
contesto delle
relazioni
interpersonali.
Naturalmente
questo
sistematico
processo di
rielaborazione
dell'esperienza
comprende anche
la revisione
delle dinamiche
familiari
coinvolte nella
crisi. La
direzione verso
l'empowerment
personale
avviata dalle
strategie
terapeutiche
comporta infatti
un complessivo
potenziamento
delle competenze
nella gestione
dei rapporti e
dei conflitti.
Attraverso
metodologie
coerenti con le
premesse
teoriche, il
professionista
formato
dall'Istituto è
orientato a
ridefinire e
ricostruire,
insieme al
soggetto,
significati ed
esperienze in
una direzione
che permetta di
includere
diverse aree di
cambiamento e di
ampliare le
possibilità di
scelta
nell'incontro
tra il soggetto
stesso e il
contesto
sociale.
Un sostegno a
questo progetto
viene dalla
teoria
sociocognitiva
di Bandura e dal
suo concetto di
autoefficacia.
Tale teoria
esprime infatti
una visione
dell'uomo come
essere sociale
capace di
sottrarsi al
determinismo
dell'ambiente
attraverso un
processo di
autoregolazione
che tiene conto
sia delle sue
esigenze sia di
quelle esterne a
lui, e che
costantemente è
aperto al
cambiamento.
La percezione di
autoefficacia si
traduce nella
valorizzazione
delle proprie
potenzialità e
dei propri punti
di forza, ma
anche nel
riconoscimento
dei propri
limiti
strutturali e
situazionali.
Favorire, con
opportuni metodi
terapeutici,
tale percezione
significa
orientare la
persona verso
l'innovazione e
la
sperimentazione
e potenziare la
sua padronanza,
responsabilità e
libertà di
scelta con
l'intento di
armonizzare il
ruolo lavorativo
nel comprensivo
ruolo di vita.